Nel quartiere di Brera, in un contesto di particolare valore storico e paesaggistico per la città di Milano, un edificio residenziale degli anni Quaranta è stato oggetto di una trasformazione d’uso diventando un edificio terziario a uso uffici d’avanguardia.

Il progetto, di Lombardini22, attua una valorizzazione votata al futuro, eppure pienamente rispettosa del passato e del contesto storico in cui è inserito l’edificio.

Tra le richieste del Committente, oltre alla riqualificazione energetica e all’adeguamento normativo in termini di barriere architettoniche e antincendio, vi era la volontà di valorizzare al meglio l’immobile, potenziale nascosto già fortemente presente, data anche la sua particolare posizione, incastonato tra la Chiesa di San Marco e la piazza Cavour, sulla via Fatebenefratelli.

L22 ha individuato i due principali elementi che avrebbero potuto connotare l’edificio in termini di rinnovamento di immagine: l’atrio al piano rialzato e il piano copertura. Il restyling della copertura ha consentito infatti di creare nuove superfici e nuovi spazi aggiungendo il piano attico, e regalando una meravigliosa terrazza che guarda sia sulla città storica (Duomo) che su quella contemporanea (CityLife e Porta Nuova).

Il progetto rispetta, al contempo, le richieste della Commissione Paesaggio mantenendo i caratteri volumetrici dell’edificio originario, arretrando i nuovi volumi vetrati e conservando i disegni della facciata storica. Questo duplice approccio, la ricostruzione filologica delle caratteristiche esistenti dell’oggetto architettonico originario da una parte e la volontà di introdurre elementi innovativi dall’altra, ha dato a questo progetto un equilibrio compositivo unico. L’intervento di recupero dialoga con il contesto aggiungendo con espressività elementi di riscrittura linguistica, soprattutto per il piano rialzato mentre, in copertura, un nuovo volume in vetro movimenta la continuità spaziale e architetturale del sesto e ultimo piano. Per questo progetto L22 ha vinto il premio BSA 2017.

Riqualificazione di un edificio storico a Milano

La chiave di lettura del progetto è quella di dichiarare con determinazione gli elementi di innovazione dell’edificio e mantenere, al tempo stesso, gli elementi che hanno il compito di preservare l’attuale equilibrio tra forme, materiali e articolazioni geometriche.

Il cliente non ha richiesto l’uso della modellazione informativa ma Lombardini22 ha deciso di sperimentare, per la prima volta, l’uso della metodologia Bim in tutto il processo di progettazione, completando, con strumenti d’avanguardia i processi di progettazione integrata, da sempre perseguiti dallo studio milanese. Il riferimento principale è stato infatti il Sistema di Gestione Qualità che già descriveva molto bene la gestione integrata del progetto tra le varie discipline.

Il Bim è stato utilizzato come metodo di lavoro interno al team di progettazione, e lo sforzo principale è stato proprio quello di trasferire le modalità di gestione già consolidate nella definizione di Bim workflow.

Scegliere questa commessa come caso pilota è stato abbastanza impegnativo poiché lavorare su un edificio esistente aggiunge, alla novità della metodologia e degli strumenti, la complessità delle forme e la ristrettezza degli spazi da progettare. L’intero progetto è stato sviluppato con procedure Bim ovvero attraverso il processo di sviluppo, crescita e analisi di modelli multi-dimensionali digitali. Tutto il team di progetto è stato coinvolto in un percorso di formazione, dedicata sia all’uso dei software che alla definizione di una logica comune e un’impostazione collaborativa.

Con l’uso del Bim, nella fase di progettazione definitiva, siamo riusciti a valutare la soluzione migliore tra le varie ipotesi progettuali, sempre tenendo sotto controllo i vincoli urbanistici in merito all’aumento di SLP e alle distanze minime delle facciate” spiega il Bim manager dello studio L22, Giulio Drudi. Tutti gli elaborati necessari all’ottenimento dei pareri degli enti sono stati ottenuti da modello. È stato modellato lo “Stato di Fatto” e lo “Stato di Progetto” dell’edificio e sono state individuate le fasi di demolizione e nuova costruzione.

Nella fase di progettazione esecutiva lavorare su un modello condiviso e sempre aggiornato, ha consentito di curare al meglio ogni dettaglio. Mentre gli architetti progettavano i particolari costruttivi e i disegni delle pannellature dei controsoffitti, gli impiantisti verificavano la posizione corretta dei corpi illuminanti incassati e aggiornavano le tavole impiantistiche.

La riqualificazione energetica dell’edificio è stato il primo obiettivo della proprietà che intendeva riposizionare l’immobile sul mercato con nuove performance energetiche adeguate alle recenti normative oltre che con una nuova immagine architettonica. Si è scelto, quindi di adottare il protocollo LEED Building Design and Construction – Core & Shell, ed. 2009 con l’obiettivo di raggiungere il livello di certificazione Gold.

La gestione energetica dell’immobile è stato un fattore importante che ha determinato le scelte di progetto fin dalle primissime fasi. Per questo motivo i parametri necessari alla certificazione LEED sono diventati dei parametri inseriti all’interno del modello. Questi valori di riferimento venivano poi confrontati, tramite regole automatizzate, con i dati di progetto per verificare la conformità alle richieste.

Per alcuni parametri è stato possibile impostare una verifica di conformità direttamente controllando i parametri del modello, per altri sono stati compilati degli script personalizzati in Dynamo per effettuare verifiche automatiche su parametri complessi. Il modello doveva verificare il credito LEED EAc1, che ha l’obiettivo di illustrare il miglioramento prestazionale a seguito dell’intervento di riqualificazione in progetto. Estraendo, con uno script di Dynamo, i dati relativi alla geometria è stato costruito un modello dinamico semplificato in IES-VE. Attualmente è stata ottenuta la pre-certificazione LEED Gold e si mira a ottenere la certificazione LEED Platinum.

L’elevata complessità del progetto, che ha previsto la demolizione e la ricostruzione di parti dell’edificio esistente nonché l’alterazione di volumi e l’adeguamento strutturale/impiantistico, ha tratto grande beneficio da un design workflow basato sul coordinamento in tempo reale tra le varie discipline coinvolte nella progettazione e da un coordinamento Bim che ha permesso di individuare e risolvere le interferenze (Clash Detection). In questo caso di studio il Bim è stato una componente fondamentale nel vincere la sfida principale che poneva l’intervento: la gestione di forme complesse (l’edificio sottoposto a restyling è curvilineo con geometrie non continue) mantenendo, al tempo stesso, il controllo costante delle elevate richieste prestazionali e tecnologiche.

«Attraverso modelli virtuali multi-dimensionali generati in digitale, la progettazione ha innanzitutto beneficiato del coordinamento tridimensionale (analisi delle interferenze o clash detection, specie nella definizione degli ingombri e del tracciato delle reti tecnologiche), la cui risoluzione ha limitato la necessità di varianti in corso d’opera con apprezzabili vantaggi anche sul controllo dei costi» racconta il responsabile della progettazione impiantistica.

Il monitoraggio continuo e l’aggiornamento periodico richiesti dalla committenza sono stati garantiti proprio dalla gestione del processo con metodologia Bim, che è stata impostata anche grazie alla consulenza tecnica di Bimteam UK.

Riscontri positivi

Senza dubbio il risultato più evidente è stata l’affermazione del Ceo della società di Committenza al termine del lavoro. Mentre all’inizio del progetto non sapevano cosa fosse il Bim e temevano un allungamento dei tempi proprio a causa dell’uso di una metodologia non conosciuta, visti i risultati ottenuti su questo progetto, primo lavoro per la società tedesca in Italia, hanno deciso che tutte le prossime commesse dovranno essere gestite solamente in Bim.

«Abbiamo consegnato nei tempi – commenta il Bim manager, Ing. Drudi, orgoglioso – si è trattata della prima vera esperienza di uso del Bim per la gestione di tutte le fasi di un progetto e i vantaggi sono molteplici: solo per citare quelli più evidenti, la velocizzazione di tutte le operazioni automatiche e ripetitive, che necessitano di molto tempo ma di poco valore aggiunto, e il controllo costante sui costi». Con il QTO (Quantity Take Off) ogni modifica è immediatamente aggiornata e i costi venivano controllati costantemente grazie alla dashboard di progetto.

Problematiche rilevate

Probabilmente la complessità del progetto ha reso più ardua la strada di implementazione della metodologia Bim in studio. Non è stato facile modellare la geometria dell’edificio esistente ma gli sforzi sono serviti per affrontare una molteplicità di temi che necessariamente andavano trattati. I template e i workflow sono oggetto di costante aggiornamento, per perfezionare e migliorare, di volta in volta, i flussi informativi e le dinamiche relazionali tra i componenti del team che si occupano delle diverse discipline.

Ringraziamenti
Si ringrazia tutto lo studio Lombardini22 per la disponibilità. In particolare il Bim manager Giulio Drudi per la collaborazione e per aver fornito informazioni importanti per la redazione del presente articolo.

DATI DI PROGETTO

Localizzazione: Via Fatebenefratelli 14 Milano
Committente: Deka Immobilien Investment GmbH
Destinazione d’uso: Uffici
Progetto architettonico: L22 Urban & Building
Team di progetto: Ing. Roberto Cereda (partner in charge)

Alessandro Longo (senior architect, project leader)

Sara Calvetti (project architect)

Giulio Drudi (Mep Bim coordinator)

Paolo Bianchi (impianti condizionamento e idrico-sanitario)

Marco Spagnuolo (impianti elettrici e speciali)

Giulia Faccio, Marco Monaco

Progetto impianti: L22 Engineering & Sustainability
Direzione lavori: Arch. Marco Amosso
Impresa Principale: Sercos srl
Certificazione: LEED Platinum0
Anno di costruzione: 2017
N. piani: 6
Superficie: 3.000 mq

 

 

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