
Per anni la mobilità elettrica si è misurata con due soli numeri: quanti chilometri permette di percorrere una batteria, quante colonnine pubbliche ci sono in giro. Due indicatori ormai insufficienti a raccontare cosa sta succedendo davvero.
L'industria continua a investire miliardi in batterie e infrastrutture di ricarica. Nel frattempo il vantaggio competitivo si sta spostando nella capacità di governare l'energia con il software.
È un punto che il dibattito pubblico fatica ancora a cogliere. Batterie migliori e più colonnine restano necessarie, ma pensare di risolvere la transizione elettrica solo installando più punti di ricarica significa vedere metà della questione.
Una rete di milioni di veicoli elettrici non funziona come una multipresa gigante. Ogni ricarica dipende da variabili che cambiano in continuazione: energia disponibile, produzione da rinnovabili, congestione della rete, prezzo dell'elettricità, priorità dell'utente, capacità dell'impianto.
E il software è quello che fa funzionare l'infrastruttura. Sono gli algoritmi a decidere quando caricare, con che potenza, da quale fonte, con quale effetto sulla rete elettrica nel suo complesso. Senza software, un insieme di colonnine resta un insieme di colonnine.
La storia della tecnologia di fatto si sta ripetendo. All'inizio vince chi ha l'hardware migliore, poi il valore si sposta sul software, sui dati, su chi riesce a orchestrare la complessità. È successo con gli smartphone, dove oggi conta più l'ecosistema del telefono in sé. È successo nell'industria con il controllo e la manutenzione predittiva. Sta succedendo anche nell'energia, specie per la ricarica delle auto elettriche.
La ricarica intelligente è la vera infrastruttura
Con milioni di veicoli elettrici è utile chiedersi come li alimentiamo senza mandare in crisi una rete già sotto pressione per la decarbonizzazione e per il cambiamento climatico che costringe ad un uso ulteriore di energia. Costruire nuove centrali o rinforzare all'infinito la rete elettrica non è una risposta sufficiente. È costoso e poco efficiente.
Sul lato delle ricariche EV quello che si può fare per abbassare il loro peso sul sistema è lo smart charging che distribuisce i consumi nelle ore più convenienti, assorbe meglio la produzione rinnovabile, abbassa i picchi di domanda, rende il sistema più efficiente. Il Vehicle-to-Grid, in prospettiva, farà un passo oltre, trasformerà le batterie dei veicoli da consumatori passivi a risorse attive della rete.
Per arrivarci servono piattaforme software affidabili, interoperabili, sicure. E competenze che vanno dall'ingegneria energetica all'intelligenza artificiale, dalla cybersecurity alla gestione dei dati.
La vera autonomia europea passa dal software
Quando si parla di sovranità tecnologica europea, spesso non vengono tenute in considerazione le questioni EV.
Se gli algoritmi che gestiscono la distribuzione dell'energia, l'ottimizzazione delle reti, le infrastrutture critiche vengono sviluppati altrove, al di fuori dell’Europa, l’UE rischia di avere una filiera industriale forte ma senza il controllo sulla parte che genera più valore. È già successo in altri settori digitali, basta vedere quanto sta accadendo nel settore pubblico di molte nazioni Europee, con migrazione verso software e applicativi europei.
Attenzione però, sovranità tecnologica non vuol dire chiudersi. Vuol dire avere le competenze per capire, progettare e controllare le tecnologie che gestiscono infrastrutture critiche, e nell'energia questo pesa ancora di più.
L'Italia ha competenze industriali, energetiche, ingegneristiche che possono trovare una sintesi nuova proprio nel software per la gestione dell'energia. Un grande freno della nostra Nazione è la mancanza di cambio culturale. Il software è ancora visto come un supporto, quando ormai è il cuore dell'innovazione.
La filiera della mobilità elettrica non sarà fatta solo da chi costruisce auto, batterie, infrastrutture. È fatta (e lo sarà sempre di più) anche da chi sviluppa piattaforme intelligenti, algoritmi di ottimizzazione, sistemi di gestione energetica. La mobilità elettrica sta entrando in una nuova fase. Dopo aver costruito le infrastrutture, il lavoro si sposta verso farle parlare tra loro, con la rete elettrica, con gli utenti finali e con le infrastrutture aziendali.






