Assobim, obiettivo smart building

Industria 4.0, digitalizzazione e realtà virtuale stanno trasformando anche uno tra i comparti più tradizionalisti e refrattari al cambiamento, soprattutto nel nostro Paese, quello delle costruzioni e Assobim, la prima associazione per la promozione del Building Information Modeling, raccoglie la sfida ed elabora grandi progetti per il futuro.

Nata nell’ottobre del 2017 con l’obiettivo di riunire sotto “l’ombrello BIM” tutte le realtà operanti con diversi ruoli nella filiera del Building Information Modeling, in meno di due anni, l’associazione Assobim ha fatto molta strada.

Partita con 15 soci fondatori, oggi ne raggruppa una quarantina, tra software house, aziende fornitrici di servizi Bim, general contractor, società di architettura e ingegnera e produttori di materiali e componenti.

Adriano Castagnone, presidente Assobim

Ne parliamo con il presidente, Adriano Castagnone, che è estremamente fiero del percorso intrapreso e dei risultati ottenuti in un lasso di tempo, tutto sommato, piuttosto breve.

«Il nostro obiettivo – spiega il presidente di Assobim – è promuovere attraverso varie iniziative la diffusione della digitalizzazione nel mondo delle costruzioni Lo facciamo sostenendo l’attività degli operatori del settore della tecnologia BimM, supportando l’approccio Open Bim, quindi la collaborazione nella progettazione e realizzazione degli edifici. Inoltre, organizziamo corsi di formazione specifici, convegni e altri momenti di incontro per diffondere la cultura del Bim».

È naturale quindi che l’entrata in vigore del Dm 560/2017 che impone l’utilizzo del Bim nelle opere pubbliche – non poteva che essere accolta dall’associazione con entusiasmo, nonostante chi oggi già opera con determinazione e soddisfazione all’interno della filiera digitale sia anche consapevole che non basta una legge per modificare in profondità un mercato – quello dell’edilizia – piuttosto statico e, di certo, poco propenso ai radicali trasformazioni.

«Sicuramente – continua il presidente – il decreto 506 consentirà al settore di fare un grande passo avanti, anche se coloro che dovrebbero innescare questo processo virtuoso – gli enti pubblici – nel nostro Paese non collaborano molto, a meno che si tratti di grandi opere di importi molti alti, piuttosto rare com’è noto. Questo avviene sia per insufficiente conoscenza delle nuove tecnologie, sia per scarsa capacità operativa in ambito Bim».

L’universo che gravita attorno al Building Information Modeling è ampio e variegato, non solo perché coinvolge diverse categorie di addetti ai lavori, ma soprattutto perché ciascuna ha un differente tipo di approccio verso l’utilizzo della digitalizzazione nel comparto dell’edilizia.

Il Bim è uno strumento eclettico che coinvolge tutti coloro che gravitano attorno al mondo delle costruzioni, committenti compresi, ma ognuno viaggia a velocità diversa.

«Possiamo dire – afferma Castagnone – che, in termini relativi e non assoluti, i progettisti sono oggi più avanti rispetto agli altri professionisti. Gli architetti in particolare essendo già abituati ad usare il Cad sono i più propensi a confrontarsi con il digitale. Oggi circa il 10 per cento degli architetti si è convertito al Bim. Certo, gli studi di architettura di medie dimensioni, la maggioranza in Italia, sono ancora lontani dalla meta. Invece, le società di ingegneria si stanno dimostrando più al passo con i tempi, anche se – per contro – gli ingegneri strutturalisti continuano a rappresentare lo zoccolo duro dei sistemi tradizionali di progettazione».

La scarsa capacità di evoluzione non dipende solo dalla diffidenza o dalle perplessità verso le nuove tecnologie. Di sicuro la tendenza a difendere la tradizione e a non volersi confrontare con il nuovo che avanza non aiuta a fare il salto necessario per crescere.

Formazione tecnica e organizzativa

Esistono altri problemi che al momento impediscono al Bim di decollare. E non si tratta solo di competenze insufficienti, bisogna anche considerare che l’adeguamento alle nuove metodologie comporta anche investimenti importanti.

«A questo proposito – sottolinea il presidente di Assobim – siamo in presenza di un fenomeno curioso: infatti, molti progettisti , in realtà, avrebbero già a disposizione gli strumenti software per spiccare il volo. Questo perché, in passato, le software house hanno cominciato a promuoverli, offrendoli in prova ai progettisti. Il fatto è che molti di loro non lo sanno o l’hanno dimenticato».

Ad ogni modo, non è sufficiente avere lo strumento, bisogna anche saperlo utilizzare.

«Non basta la formazione tecnica per imparare a interfacciarsi con i software in ambiente Bim – specifica Castagnone – conta molto anche la formazione organizzativa per migliorare la capacità di collaborare con altre categorie di professionisti, e sappiamo che il grosso problema nel settore delle costruzioni è che ognuno è abituato a pensare per sé. Un’altra questione delicata che presto verrà fuori riguarderà la retribuzione di questa collaborazione: la cooperazione e l’aiuto reciproco nel nostro Paese vengono considerati impegni extra, quando invece sono un modo per semplificare e valorizzare il lavoro di ciascuno».

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