BimO vuole trasformare il Bim in vantaggio competitivo

Si chiama bimO open innovation ed è una start up fondata nel 2016 a Carpi, in provincia di Modena, da un gruppo di progettisti attivi da oltre quindici anni e impegnati nello sviluppo delle grandi possibilità che le nuove tecnologie digitali offrono al settore delle costruzioni.

Si tratta di una realtà giovane che fornisce consulenza a studi professionali di ingegneria e architettura, società di gestione immobiliare, enti pubblici, general contractor e produttori di componenti, attrezzature e sistemi, a tutti coloro, cioè, che operano nella filiera del building e desiderano accedere alla innovazione digitale del Bim.

bimO dispone di un team multidisciplinare e di un network di professionisti in grado di lavorare con flessibilità in contesti molto diversi tra loro, con differenti livelli di difficoltà operativa.

La startup emiliana si propone sia come un facilitatore per aiutare i professionisti a entrare con maggiore confidenza ed efficacia nel futuro della digitalizzazione, sia come partner e knowledge broker (portatore di conoscenze) per lo sviluppo di progetti di open innovation orientati al Bim, attraverso la condivisione e la messa in circolazione del proprio know-how.

bimO intende essere punto di riferimento per il mondo Bim a qualsiasi livello: uffici tecnici che devono iniziare a gestire i nuovi appalti in Bim, studi di architettura e ingegneria che intendono partecipare a gare dove è previsto l’impiego del Building Information Modeling, imprese di costruzioni che devono aggiornare i propri modelli organizzativi e formare nuove figure professionali e, infine, aziende produttrici che necessitano di modellizzare i propri componenti.

La startup modenese mette al servizio dei clienti le proprie competenze per qualsiasi tipo di costruzione: dalle opere pubbliche agli edifici privati, dalle infrastrutture fino ai grandi progetti urbanistici e a landscape urbani e paesaggistici.

Franco Rebecchi, co-ounder di bimO

«Le categorie con cui collaboriamo maggiormente – spiega Franco Rebecchi, co-fondatore e general manager di bimO – sono le imprese di costruzione che devono affrontare l’obbligo normativo del Bim per le opere pubbliche, oggi per quelle sopra i 100 miliardi di euro ma entro il 2024 per tutte le altre, e con quelle che devono rispondere ai più numerosi bandi pubblici e privati con richieste di modelli Bim costruttivi o as-built. Lavoriamo anche con i fondi di investimento o gestione immobiliare che richiedono modelli Bim per il futuro facility management e con gli studi di architettura e ingegneria che hanno necessità di implementare i processi Bim e ci chiedono servizi per specifici progetti o consulenze».

Nei suoi due anni di attività la società si è confrontata con realtà variegate e naturalmente anche con problematiche non sempre semplici da risolvere.

Tutti i cambiamenti del Bim

Nel corso di ogni trasformazione digitale innovativa è naturale vi siano resistenze, diffidenze verso il cambiamento, così come concrete barriere all’ingresso.

Tra le principali criticità per le aziende, ci sono i costi finanziari: oltre a quelli economici e monetari, anche la perdita dei benefit accumulati.

Seguono poi i costi relazionali, come la perdita di contatti e rapporti personali. Questo accade quando la filiera dei tecnici che un’azienda utilizzava nel processo tradizionale non è più al passo con i tempi.

Lo stesso vale per la perdita di relazione con le tecnologie: oggi chi sceglie di lavorare in Bim deve cambiare completamente tecnologia e modalità di approccio, così come è stato tanti anni fa con il passaggio dai disegni a china al Cad.

«Altri radicali cambiamenti – continua Rebecchi – hanno riguardato il management, con la modifica dei flussi di lavoro e l’introduzione di nuove figure professionali: Bim Manger, Bim Coordinator e Bim Specialist. Da non sottovalutare anche i fattori culturali, l’inerzia del mercato della domanda e dell’offerta e la difficoltà di percezione e comunicazione del valore dell’impiego di processi Bim. Infine, la resistenza al cambiamento di molti addetti ai lavori. Tuttavia, in futuro lo scenario sarà molto diverso. Il Bim rappresenta un’evoluzione tecnologica dirompente, un cambio di paradigma imprescindibile che prenderà sempre più piede. Nell’arco dei 10 anni gli studi di progettazione e la filiera dei professionisti adotteranno questa metodologia, quindi i modelli informativi degli edifici saranno alla portata di tutti. Così sarà possibile creare servizi evoluti e su misura per le esigenze del cliente che permettano alla filiera di utilizzare tutti i Big Data messi a disposizione dagli strumenti tecnologici, soprattutto per il facility management: la gestione dei fabbricati dove, ad oggi, non abbiamo strumenti evoluti e standardizzati».

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