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Costruire nel metaverso, l’universo virtuale tutto da inventare

Metaverso, un termine che sta diventando sempre più ricorrente. Se ne parla molto, se ne scrive tanto ma, di fatto, questo misterioso universo virtuale resta un territorio non identificato e sfuggente, senza confini specifici e del tutto sconosciuto ai più.

Lo si potrebbe definire un insieme di mondi digitali – una sorta di rappresentazione spaziale di Internet in 3D – dove chi vi entra con il proprio alter ego Avatar può fare esperienze immersive di vario genere in differenti contesti.

Si considera sempre il metaverso al singolare, ma non esiste un unico mondo virtuale in questo senso, esistono in realtà tanti metaversi: spazi astratti in cui si scoprono città immaginarie e luoghi di ogni tipo dove gli utenti che vi si avventurano possono incontrarsi con altri avatar e compiere una serie di azioni, come nella vita reale, compreso acquistare di tutto, anche appezzamenti di terreno e immobili.

Per farne cosa?

Questa è la domanda che chiunque, non esattamente esperto o frequentatore abituale di questo spazio parallelo, si pone all’istante.

Ebbene, può sembrare davvero strano, ma esiste un fiorente mercato immobiliare nei metaversi che, molto probabilmente, crescerà in maniera esponenziale negli anni a venire. Questo cyber spazio pullula di compravendite virtuali: i terreni e gli edifici vanno letteralmente a ruba.

Un mercato che è esploso dopo che, lo scorso gennaio, Mark Zuckerberg ha cambiato il brand di Facebook in Meta: dall’inizio del 2022 ad oggi i prezzi dei web-immobili sono aumentati fino al 500 per cento e – secondo dati riportati dalla società britannica di analisi di mercato Brand Essence Market Research – la crescita di questa “nicchia” potrebbe superare il 30 per cento entro il 2028.

Perché in tanti comprano nel metaverso

In realtà, il motivo è semplice: per guadagnare e investire, come in qualsiasi altro settore economico. Si possono acquistare appezzamenti di terreno – più noti come parcels o land – su cui costruire quello che si vuole, oppure edifici o spazi al loro interno da utilizzare subito per dar vita ad attività variegate – eventi, concerti, sfilate, aste, musei, centri congressi – e ancora si può semplicemente investire in immobili virtuali da affittare, immobili che col tempo si rivaluteranno e potranno essere rivenduti a prezzo maggiore.

Diverse società approdano nel metaverso determinate a realizzare progetti a lunga scadenza, riguardanti lo sviluppo di quella che sarà una nuova generazione di aziende digitali. Tra le realtà pioneristiche più note ci sono – per citarne solo un paio – Nike che sta osservando con attenzione le evoluzioni di mercato per proporre il suo marchio su accessori e abbigliamento degli avatar. Un’altra azienda che strizza l’occhio al metaverso è Gucci e che ha deciso di organizzare una versione virtuale della mostra Gucci Garden, regalando e vendendo capi e accessori digitali con il suo brand.

Un certo numero di grandi società, tra cui PwC, Sotheby’s, JP Morgan e HSBC, sta ora ricorrendo al metaverso come complemento alle operazioni della vita reale, consentendo ai clienti di accedere ai servizi e interagire con il personale, quasi come farebbero nella vita di tutti i giorni.

Un luogo immateriale che diventa quindi un punto di incontro tra spazio fisico e digitale, dove mondo reale e virtuale si fondono in un ambiente ibrido – come dicono gli inglesi un contesto phygital – in cui le azioni compiute dagli avatar avranno riflessi sulla vita quotidiana delle persone.

Come funziona il real estate nel metaverso

La costruzione, l’acquisto o l’affitto di un immobile è quindi il primo passo da compiere per chi intenda avviare qualsiasi attività in questo universo parallelo. Le diverse compravendite avvengono su alcune piattaforme specifiche.

A parte quella di Meta/Facebook che è ancora in fase di costruzione, ce ne sono altre che negli ultimi anni hanno registrato un forte sviluppo e oggi sono considerate punti di riferimento importanti per queste tipologie di “affari”.

Le principali sono The Sandbox, nata 10 anni fa a San Francisco inizialmente come videogioco per poi evolversi in metaverso. Oggi la società ha raccolto investimenti per un totale di 95 milioni di dollari e rappresenta il 62 per cento del mercato globale. Qui ogni lotto di Land corrisponde a uno spazio di 96x96x128 metri e costa circa 647 dollari.

Un altro territorio virtuale dove costruire, comprare, affittare e vendere immobili digitali è Decentraland, lanciato nel 2020 da due sviluppatori argentini. Qui ogni appezzamento di terreno digitale misura circa 16 chilometri quadrati. Altre realtà di questo tipo che stanno conquistando consensi da parte degli utenti sono Somnium Space, fondata nel 2017, e Cryptovoxel, attiva già nel 2008.

Naturalmente, anche in questo universo completamente immateriale le operazioni di compravendita possono essere gestite da agenti immobiliari che operano nel metaverso. Esistono, allo stato attuale, una dozzina di compagnie di questo tipo – una delle prime è stata Metaverse Property – ma altre stanno piano piano affacciandosi all’orizzonte.

Ciascuna transazione è siglata attraverso uno smart contract, il contratto intelligente basato sulla tecnologia blockchain. Una volta effettuata la transizione, viene rilasciato un gettone digitale, noto come NFT (Non-Fungible Token), un certificato virtuale che identifica in modo univoco, insostituibile e non replicabile la proprietà di un prodotto digitale.

Naturalmente, le valute tradizionali non sono accettate nel metaverso, anzi nel campo del digital real estate non sono neanche prese in considerazione le criptovalute tradizionali, perché ciascuna piattaforma ha la propria moneta virtuale. In The Sandbox, per esempio, si paga tutto in SAND e in Decentraland in MANA. Per qualunque acquisto è quindi necessario munirsi di un cripto-wallet, con le diverse valute a seconda della piattaforma di riferimento.

Lasciano senza parole le incredibili cifre spese per questi immobili incorporei. A giugno, una società di investimento nel metaverso Republic Realm ha acquistato 259 appezzamenti a Decentraland a un prezzo equivalente a 913.000 dollari. Circa sei mesi dopo, la stessa azienda ha acquistato 792 appezzamenti in The Sandbox per 4,23 milioni di dollari.

Costi proibitivi che dipendono dal fatto che questi mondi astratti sono divisi in porzioni di terra, disponibili in numero limitato. Si tratta di appezzamenti disegnati su mappe virtuali. L’aumento della domanda per i lotti di terra disponibili – specialmente quelli più prestigiosi, vicino ai centri nevralgici delle città digitali – farà a detta di molti lievitare ulteriormente i prezzi.

Verrebbe ingenuamente da chiedersi: ma lo spazio cibernetico – una volta – non era illimitato?

Quello dell’estensione dei metaversi è un argomento molto dibattuto. Certamente, i mondi digitali sono potenzialmente infiniti, tuttavia se la disponibilità di lotti virtuali fosse illimitata, crollerebbe il loro valore di mercato, oltre all’interesse degli investitori. Ecco allora che le piattaforme specializzate in digital real estate stanno spingendo per creare l’illusione che anche nel metaverso gli spazi siano finiti, così come il numero dei terreni disponibili all’acquisto.

Entra in scena il meta-architetto

Con il progressivo diffondersi di una variegata gamma di edifici costruiti nelle varie città immaginarie, sta nascendo anche una nuova professione: quella del progettista di spazi digitali di vario tipo, dai grattacieli, alle piazze, alle infrastrutture, ai diversi luoghi di incontro e socializzazione. Agli architetti del metaverso viene chiesto di dar forma a mondi di fantasia che siano il più possibile coinvolgenti.

Qui non ci sono limiti alla creatività: in questo universo astratto non esistono piani regolatori, concessioni edilizie, vincoli imposti dalla sovrintendenza, difficoltà legate all’organizzazione del cantiere e alla gestione della sicurezza, problemi di stabilità strutturale degli edifici e, tantomeno, la legge di gravitazione.

Via libera, quindi, all’immaginazione pura e alla sperimentazione più sfrenata. Tuttavia, “passeggiando” nel metaverso si nota che la maggior parte dei progetti realizzati finora non si discostano più di tanto dai modelli architettonici del mondo reale. Questo perché gli utenti che, con il loro avatar, si avventurano in questi spazi vanno comunque rassicurati da ambienti, tutto sommato, riconoscibili e non troppo estranianti. Anche le esperienze nella realtà virtuale richiedono tempi di adattamento.

Ai meta-architetti sono richieste nuove abilità e un cambio radicale di prospettiva. Nel metaverso, chi progetta edifici e città deve eseguire la modellazione 3D ed essere in grado di integrare le proprie conoscenze professionali in più campi: deve diventare un esperto di tecnologie AR e VR, di creazione e design dei contenuti, di UX design per ottimizzazione degli utenti e di gaming.

Cresce, quindi, la richiesta di queste figure professionali e nascono società che hanno come core business la progettazione di ambienti da costruire nel mondo virtuale, come ad esempio Polygonal Mind e Voxel Architects, Voxel nel linguaggio degli addetti ai lavori è la controparte tridimensionale del pixel bidimensionale, in sostanza un “mattoncino” digitale.

Il metaverso, dimensione dove la fantasia prende il sopravvento e tutto si può creare, è anche un luogo che può essere ricondotto alla realtà: a quella per esempio del lontano passato. È uno spazio, cioè, che potrebbe anche diventare una nuova frontiera nella conservazione del patrimonio architettonico perduto, un luogo dove ritrovare e riscoprire con esperienza immersiva monumenti e edifici di valore storico e artistico che nel tempo sono andati distrutti.

Invece, tra i progetti più pazzi e visionari, c’è Liberland Metaverse, la città virtuale immaginata e realizzata dallo studio Zahah Hadid Architects, che si ispira però  a un luogo reale: il Liberland, appunto, uno micro-Stato autoploclamato nel 2015 dall’attivista ceco Vít Jedlička e non riconosciuto dalle organizzazioni internazionali. Un territorio, situato tra la Croazia e la Serbia, che occupa una superficie di sette chilometri quadrati, per lo più disabitata, e non è mai stato reclamato.

In questa città virtuale, dove naturalmente non potevano non dominare le classiche linee curve e sinuose, marchio di fabbrica di ZHA, le persone possono acquistare immobili e terreni e avviare attività commerciali. Così facendo, hanno però anche diritto a una partecipazione nel Liberland fisico.

Anche qui, mondo virtuale e reale si fondono perfettamente.

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