Hilti Seismic Academy 2026, costruzioni più sicure tra norme, BIM e prevenzione sismica

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La Seismic Academy 2026 di Hilti mette al centro il futuro delle costruzioni in Italia: sicurezza sismica, innovazione tecnologica, qualità progettuale e collaborazione tra tutti gli attori della filiera. La dodicesima edizione dell’iniziativa conferma quanto il settore stia entrando in una fase di trasformazione profonda, spinta dall’evoluzione normativa, dalla complessità crescente delle opere e dalla necessità di ridurre errori, ritardi e costi lungo l’intero ciclo di vita dei progetti.

Il tema non riguarda solo l’ingegneria strutturale in senso stretto. La sicurezza sismica diventa il punto di contatto tra normativa, progettazione, cantierabilità, gestione del rischio, digitalizzazione e responsabilità pubblica e privata. In un Paese come l’Italia, caratterizzato da un patrimonio edilizio esteso, spesso datato e fortemente esposto al rischio sismico, il passaggio dalla verifica alla prevenzione non è più rinviabile.

Paolo Baccarini, Direttore Ingegneria di Hilti Italia.
Paolo Baccarini, Direttore Ingegneria di Hilti Italia.

“Il nostro impegno, che la Seismic Academy racconta e condivide da 12 edizioni, è contribuire a rendere le costruzioni migliori, trasformando ciò che viene progettato in opere realizzabili, sicure e durature. Per farlo, è fondamentale portare tutte le competenze allo stesso tavolo e lavorare insieme affinché ogni dettaglio costruttivo sia curato con eccellenza”, ha dichiarato Paolo Baccarini, Direttore Ingegneria di Hilti Italia.

Hilti Seismic Academy 2026 guarda alla nuova stagione degli Eurocodici

Uno dei passaggi centrali della Seismic Academy 2026 riguarda la seconda generazione degli Eurocodici, destinata a entrare progressivamente in vigore tra il 2026 e il 2028. Il percorso prevede tappe rilevanti: la disponibilità degli standard a marzo 2026, la pubblicazione nazionale a settembre 2027 e il ritiro definitivo della prima generazione a marzo 2028.

Per il settore italiano delle costruzioni si apre quindi una fase delicata. L’evoluzione degli Eurocodici, e in particolare dell’Eurocodice 8, introduce innovazioni importanti sul fronte della progettazione sismica. L’armonizzazione della pericolosità sismica, la revisione degli stati limite e l’introduzione di approcci progettuali basati sugli spostamenti spingono verso una progettazione più prestazionale, meno formale e più orientata alla resilienza effettiva delle opere.

Il punto critico sarà l’allineamento tra Eurocodici, Annessi Nazionali e NTC 2018. Non basterà aggiornare i riferimenti normativi: servirà un adeguamento delle competenze tecniche, una maggiore continuità tra ricerca e pratica professionale e una capacità più forte di tradurre le nuove regole in scelte progettuali coerenti, verificabili e realizzabili in cantiere.

In questo scenario, l’innovazione normativa non può essere trattata come un adempimento burocratico. Diventa invece una leva per ripensare il modo in cui le opere vengono progettate, validate, costruite e mantenute nel tempo.

Sicurezza sismica e qualità progettuale partono dalla prevenzione

Un altro tema chiave emerso dalla Seismic Academy riguarda il passaggio dalla verifica alla prevenzione. Il ruolo del RUP, il Responsabile Unico del Progetto, sta cambiando in modo sostanziale: da figura prevalentemente tecnico-amministrativa a vero project manager pubblico, chiamato a integrare competenze ingegneristiche, giuridiche, amministrative e gestionali.

È un’evoluzione necessaria, perché le opere contemporanee coinvolgono una pluralità di soggetti, discipline e responsabilità. Il coordinamento diventa quindi una condizione essenziale per contenere errori, ritardi, varianti e contenziosi. In questo quadro, il RUP deve essere supportato da strutture multidisciplinari e da soggetti terzi indipendenti, come gli organismi di ispezione.

Il dato più netto riguarda le non conformità progettuali. Secondo il recente report di Conforma richiamato durante i lavori, la maggior parte delle verifiche evidenzia una quota molto alta di rilievi riconducibili a non conformità, pari a circa il 70–79% del totale. Si tratta di un segnale pesante: gli errori progettuali non sono episodi marginali, ma un problema strutturale che può generare ritardi, contenziosi e costi aggiuntivi stimati fino al 15% del valore complessivo delle opere.

La verifica preventiva e indipendente assume quindi un valore strategico. Intervenire prima significa ridurre il rischio di correggere tardi, quando le modifiche diventano più costose, più lente e più difficili da governare. È qui che qualità progettuale, sicurezza sismica e sostenibilità economica dei cantieri si sovrappongono.

Lo Stadio Artemio Franchi mostra come innovazione e patrimonio possano convivere

Il caso dello Stadio Artemio Franchi di Firenze ha offerto un esempio concreto della complessità dei progetti contemporanei. La riqualificazione dell’impianto ha richiesto un equilibrio difficile: preservare il valore architettonico e storico delle strutture originali degli anni Trenta e, nello stesso tempo, introdurre nuovi elementi funzionali, tra cui una copertura leggera e il ridisegno degli spalti.

Il tema è rilevante perché molti interventi in Italia non avvengono su edifici nuovi, ma su strutture esistenti, spesso vincolate, stratificate e inserite in contesti urbani sensibili. In questi casi la sicurezza non può essere affrontata separatamente dalla tutela del patrimonio, dalla funzionalità dell’opera e dall’impatto sullo skyline urbano.

Dal punto di vista strutturale, l’intervento sul Franchi ha previsto soluzioni avanzate di miglioramento sismico, portando l’indice di sicurezza della struttura dal 35% fino a circa l’80%. È un risultato che dimostra come anche edifici storici e complessi possano essere adeguati a standard contemporanei, a condizione di adottare un approccio integrato e altamente specializzato.

La lezione è chiara: la sicurezza sismica non richiede necessariamente una contrapposizione tra conservazione e innovazione. Richiede però competenze elevate, coordinamento tra discipline e capacità di leggere l’edificio non come un oggetto isolato, ma come parte di un sistema tecnico, urbano e funzionale più ampio.

Il divario tra progetto e cantiere resta uno dei nodi principali

La governance tecnica delle opere complesse è emersa come uno dei punti più delicati per il settore. Il problema non è soltanto progettare secondo norma, ma progettare opere effettivamente cantierabili. Un progetto formalmente corretto può comunque generare inefficienze se non tiene conto in modo adeguato della fase esecutiva, delle interferenze tra discipline, della disponibilità di materiali, dei vincoli di cantiere e delle responsabilità operative.

Il divario tra progettazione ed esecuzione resta quindi uno dei nodi principali. Quando questo divario non viene gestito in anticipo, il risultato può essere una catena di varianti, ritardi, aumento dei costi e contenziosi. È un problema molto concreto, che pesa sulla produttività del settore e sulla qualità finale delle opere.

In questo contesto, la direzione lavori assume un ruolo decisivo. Non è più solo una funzione di controllo, ma anche di interpretazione, coordinamento e mediazione tra ciò che il progetto prevede e ciò che il cantiere consente di realizzare. La verifica preventiva di coerenze, criticità e fattibilità diventa parte integrante della qualità dell’opera.

La collaborazione anticipata tra progettisti, imprese, fornitori, clienti e altri stakeholder è quindi una condizione essenziale. Coinvolgere la filiera solo a valle espone a un rischio evidente: scoprire troppo tardi che una soluzione tecnicamente corretta non è la più efficiente, la più sostenibile o la più realizzabile.

BIM e design parametrico cambiano la gestione dei progetti complessi

L’esperienza di EXYTE nella gestione di progetti ad alta complessità tecnologica ha evidenziato il ruolo del BIM come piattaforma operativa, non più solo come modello digitale. Nei contesti come data center e camere bianche, dove l’integrazione tra architettura, strutture e impianti è particolarmente critica, il BIM consente di coordinare discipline diverse, aggiornare costantemente le informazioni e gestire tempi, costi e criticità in modo più efficace.

La vera evoluzione sta nel passaggio dal BIM inteso come rappresentazione geometrica al BIM come ambiente di lavoro condiviso. In cantiere, il modello digitale diventa uno strumento per monitorare l’avanzamento, pianificare attività, individuare interferenze e supportare la risoluzione dei problemi in tempo reale.

La modularità e il design parametrico aggiungono un ulteriore livello di flessibilità. In progetti dove le esigenze del cliente possono cambiare rapidamente, la capacità di adattare il modello, simulare alternative e aggiornare le soluzioni progettuali diventa un vantaggio operativo. L’introduzione del design generativo apre poi scenari ancora più avanzati, nei quali la tecnologia può contribuire a esplorare soluzioni progettuali coerenti con il contesto e con le prestazioni richieste.

Per il settore delle costruzioni, questo passaggio è tutt’altro che secondario. La digitalizzazione non serve solo a produrre documentazione più ordinata. Serve a ridurre l’incertezza, migliorare il coordinamento e portare più continuità tra concept, progettazione, costruzione e commissioning.

Il modello UniCredit estende la prevenzione sismica al portafoglio immobiliare

Il caso UniCredit ha mostrato un’altra dimensione della sicurezza sismica: la gestione del rischio su larga scala. L’approccio non può più limitarsi alla valutazione del singolo edificio, ma deve estendersi all’intero portafoglio immobiliare, soprattutto quando si parla di organizzazioni con migliaia di asset distribuiti sul territorio.

A partire dagli obblighi introdotti dal D.Lgs. 81/2008 e rafforzati dalle NTC 2018, UniCredit ha sviluppato una strategia strutturata su oltre 2.700 immobili. Il modello si basa su criteri di priorità che combinano pericolosità, vulnerabilità ed esposizione, con l’obiettivo di garantire la sicurezza delle persone e la continuità operativa.

È un’impostazione rilevante perché introduce una logica di risk management industriale nella gestione degli edifici. La prevenzione sismica, in questo caso, non è un intervento isolato ma un processo continuo di analisi, mappatura, prioritizzazione e decisione. La complessità nasce dalla varietà degli asset e dalla disponibilità non sempre completa dei dati, ma proprio per questo diventano centrali modelli avanzati di valutazione e strumenti capaci di supportare scelte progressive.

Gli interventi possono andare dal miglioramento sismico alla rilocalizzazione delle attività nei casi più critici. La sicurezza diventa quindi anche una scelta organizzativa, patrimoniale e operativa.

Costruzioni, produttività e competenze: la trasformazione è obbligata

La Seismic Academy 2026 di Hilti ha messo in evidenza anche il peso economico e sociale del settore delle costruzioni. Il comparto vale circa il 10% del PIL e coinvolge quasi 2 milioni di addetti, ma continua a confrontarsi con criticità strutturali: una produttività inferiore di circa il 30% rispetto ad altri settori, un impatto ambientale rilevante con il 39% delle emissioni globali di CO2 legate all’edilizia e un gap crescente di competenze.

Il dato sulle risorse è particolarmente significativo: nei prossimi anni saranno necessarie oltre 200.000 nuove figure, mentre il 40% della forza lavoro ha più di 50 anni. Questo significa che la trasformazione del settore non può essere affidata solo alle norme o alla tecnologia. Richiede formazione, ricambio di competenze, attrattività professionale e nuovi modelli collaborativi.

Alessandro Savino, Amministratore Delegato di Hilti Italia
Alessandro Savino, Amministratore Delegato di Hilti Italia

“Il settore delle costruzioni è strategico per il sistema Paese: vale circa il 10% del PIL e coinvolge quasi 2 milioni di addetti. Eppure oggi affronta sfide profonde: una produttività ancora inferiore di circa il 30% rispetto ad altri settori, un impatto ambientale rilevante con il 39% delle emissioni globali di CO₂ legate all’edilizia, e un gap crescente di competenze, con oltre 200.000 nuove risorse necessarie nei prossimi anni e una forza lavoro in cui il 40% ha più di 50 anni. In questo contesto, l’evoluzione normativa rappresenta un passaggio cruciale, ma da sola non basta: serve una trasformazione che metta al centro innovazione, collaborazione lungo tutta la filiera e qualità realizzativa”, ha concluso Alessandro Savino, Amministratore Delegato di Hilti Italia.

Il messaggio che emerge è netto. La sicurezza sismica non può essere considerata un capitolo separato della progettazione. È parte di una trasformazione più ampia che riguarda qualità, produttività, digitalizzazione, sostenibilità, competenze e governance delle opere. La tecnologia può aiutare, ma senza collaborazione e cultura della prevenzione resta insufficiente. La nuova stagione normativa può essere un acceleratore, ma solo se il settore saprà tradurla in cantieri più efficienti, progetti più solidi e costruzioni realmente più sicure.

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