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I Digital Twin urbani: dalla città al territorio

Assobim spiega come il Digital Twin di una città possa diventare, tramite l’integrazione con fonti di dati, una vera immagine virtuale del territorio.

In un’epoca in cui si moltiplicano le variabili impattanti sul territorio abbiamo bisogno di tutta la tecnologia disponibile per mitigare i rischi che da queste variabili derivano. Analizzare, scomporre e pianificare lo sviluppo dell’ambiente costruito, e in particolare del suo nucleo più importante, il contesto urbano diventa in questa ottica sempre più importante, come importanti di conseguenza diventano strumenti finora applicati a scale minori come i digital twin, ma che in realtà evidenziano un potenziale ancora maggiore se implementati a livello cittadino e territoriale.

La loro costruzione è un processo graduale che parte dal rilievo geografico attraverso l’acquisizione dei dati relativi al territorio su cui sorge la città, include la caratterizzazione dei suoi rischi e in ultima analisi ne fotografa la complessità per governarne la crescita e migliorare la qualità di vita dei cittadini.

Il risultato è una rappresentazione virtuale del mondo reale che include oggetti fisici, processi, relazioni e comportamenti e, attraverso l’utilizzo dei Big Data, può esplorare diverse scale e livelli, da un’intera area metropolitana al singolo quartiere, dalle dinamiche socioeconomiche alle infrastrutture e alle dotazioni di servizi, offrendo un importante supporto ai processi decisionali di chi è chiamato a gestirlo.

Il processo in sé non è concettualmente nuovo, ma negli anni ha acquisito maggiore profondità e granularità grazie a una tecnologia che è costantemente cresciuta e oggi trova in BIM e Intelligenza Artificiale i suoi più recenti presidi, che sul substrato di dati e acquisizioni sono in grado, ad esempio, di costruire modelli di mobilità o ottimizzare quelli esistenti, simulare scenari, identificare modelli probabilistici dei rischi che possono impattare l’ambiente costruito e il territorio nonché i presidi e le misure atti ad evitarli o mitigarne le conseguenze.

Tecnicamente tutto ciò non risponde ancora alla definizione di Digital Twin, in quanto richiede ancora di determinare le sorgenti dati del territorio, ad esempio i dati IoT e più in generale tutte quelle afferenti al concetto di Smart City, preziose in quanto base da cui estrapolare ulteriori informazioni funzionali alla sua gestione. Una volta integrato da tali fonti, il Digital Twin di una città diventa invece una vera immagine virtuale del territorio, che ne riproduce uno o più aspetti e consente di verificare gli effetti di eventuali cambiamenti prima che questi abbiano effettivamente luogo.

Questo esito finale implica naturalmente una totale digitalizzazione secondo una logica guidata da interoperabilità e collaborazione, che inevitabilmente è frutto di un processo integrato realizzato attraverso step progressivi e coordinati, che coinvolge figure professionali in grado di padroneggiare le tecnologie e i linguaggi informativi esistenti ed esperti di modelli organizzativi cui affidare il compito di ridisegnare ruoli e competenze cui demandare la gestione di questo strumento.

Se il processo è chiaro, l’obiettivo tuttavia appare ancora molto lontano. Basti pensare, in questo senso, alle note difficoltà tuttora incontrate dagli enti pubblici nell’implementazione obbligatoria del BIM. A incoraggiare è la presenza di un framework normativo e procedurale ben definito e quella di vincoli e procedure sovranazionali che senza dubbio rappresentano un forte stimolo alla messa a regime di tutta la complessa architettura di sistema necessaria.

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